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Gurisatti: La qualità ecologica del processo conciario determinante per il successo del distretto

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Paolo Gurisatti economista industriale

Incontriamo Paolo Gurisatti, economista industriale e presidente del Distretto Conciario Vicentino, sorto con l’obiettivo di rappresentare la totalità degli interessi della filiera e migliorare la progettualità e la capacità innovativa di lungo periodo.

GL. Distretto industriale o grande azienda?

PG. Un processo industriale, come ci ha insegnato Adamo Smith, è suddiviso in una serie di fasi tecnicamente separate, che danno origine a semilavorati, ben definiti in termini di qualità, tempi di produzione, costi, che possono essere commerciati. Il processo conciario, come altri, è suddiviso in fasi e dà origine a semilavorati che, in alcuni casi, sono scambiati su mercati intermedi. Le fasi di ogni processo industriale possono essere collocate all’interno di un unico capannone, agli ordini di un unico centro decisionale, oppure possono essere sparse sul territorio e appartenere a diversi centri decisionali. In questo caso abbiamo un “distretto”. Nel settore conciario della Valle del Chiampo ci sono aziende a ciclo completo, aziende specializzate nella prima parte del processo fino al wet blue e aziende di fase specializzate nelle lavorazioni di riconcia, tintura e rifinizione.

GL. La stessa sequenza tecnica può dunque essere organizzata in modi diversi. Quando è opportuno integrare le diverse fasi all’interno di un’unica grande azienda oppure mantenere una divisione del lavoro e della proprietà più distribuita?

Gli economisti industriali discutono da più di un secolo attorno a questo interrogativo. Alcuni pensano che la grande impresa integrata, manageriale, sia sempre più efficiente. Altri pensano invece che il distretto, formato da agenti indipendenti, possa essere altrettanto efficiente, a patto che la società locale, la comunità formata dagli imprenditori capofila e di fase, si mantenga coesa e affronti le decisioni importanti per il sistema in modo intelligente. I mercati intermedi, la concorrenza interna alla filiera, l’assenza di monopoli nelle fasi più importanti sono essenziali al buon funzionamento di un distretto, come le regole di discussione e gli accordi tra imprenditori. Nel caso del distretto conciario vicentino abbiamo condizioni di questo tipo. La società locale e i mercati intermedi funzionano bene e, nonostante qualche piccola frizione o conflitto, il sistema continua a mantenere elevati livelli di competitività, esportazione e occupazione.

GL. I pro e i contro di aziende integrate e reti distrettuali?

Tutte le organizzazioni (grandi aziende integrate o reti distrettuali) hanno pregi e difetti. Le grandi aziende possono recuperare più rapidamente le risorse necessarie a fare investimenti commerciali e tecnologici, hanno la possibilità di pianificare la formazione delle conoscenze tecniche e controllano i numeri della filiera. Sono però più esposte ai rischi di burocratizzazione che frenano l’innovazione. I distretti, dal canto loro, sfruttano altri fattori di vantaggio. Riescono ad affrontare in modo più flessibile cambiamenti imprevisti del mercato finale, attivano meccanismi partecipativi da parte di tutti i soggetti impegnati nella produzione e distribuiscono il surplus in modo più equo. Questo incentiva l’imprenditorialità e l’innovazione di fase. Sono però esposti al rischio di conflitti sociali e politici, sono lenti nelle decisioni che richiedono accordi tra imprese, fanno fatica a gestire in modo chiaro e trasparente i numeri che servono a prendere decisioni.

GL. Quali i limiti attuali del distretto vicentino della concia?

Se osserviamo il distretto conciario non possiamo non notare alcuni punti di debolezza. Il sistema non investe abbastanza nella ricerca di lungo periodo, fatica ad attirare i capitali internazionali necessari a investire su alcune attività critiche (ad esempio la depurazione e la raccolta differenziata degli scarti). Da molti anni investe poco sulla formazione e ha visto declinare il ruolo dell’Istituto Tecnico Galilei. La società locale è attraversata da piccoli conflitti che rallentano l’investimento nelle funzioni strategiche appena menzionate. Tuttavia può fare molto e molto ha già fatto per superare questi punti di debolezza.Tanto che la nascita del Distretto Conciario Vicentino, come organizzazione unica della filiera, è stata progettata dalla società locale per superare gli ultimi ostacoli che impediscono al distretto di correre alla velocità richiesta da un mercato mondiale sempre più concorrenziale.

GL. GreenLIFE come si inserisce in questo quadro? Quanto importante è il tema green per il distretto?

Il progetto Green Life nasce, in questo contesto, come accordo tra imprese, specializzate in diverse fasi del processo tecnico, interessate a scoprire nuove modalità di recupero degli scarti di calcinaio, con un impatto positivo non solo sui costi di depurazione, ma anche sulla reputazione del distretto sul mercato finale. I clienti più importanti chiedono una maggiore qualità ecologica del processo, poiché gli stessi consumatori finali sono sempre più sensibili all’impatto delle lavorazioni sull’ambiente. Comunicare al mondo che il distretto conciario vicentino è sempre meno inquinante può avere conseguenze importanti dal punto di vista del vantaggio competitivo. L’impegno delle cinque aziende del progetto ha una funzione di traino dell’intero territorio.

 GL. Che ruolo attribuisce all’ITIS Galilei nella crescita del distretto?

Il progetto di trasformazione dell’ITIS Galilei in un politecnico della pelle va nella stessa direzione. Le conoscenze disperse in centinaia di aziende hanno bisogno di essere codificate e raccolte da strutture specializzate nella gestione della conoscenza. In passato le grandi aziende avevano un buon ufficio tecnico al proprio interno, studiavano i problemi delle operazioni di fase e formavano i tecnici per affiancamento o attraverso corsi interni. In un distretto l’ufficio tecnico non c’è e istituti come il Galilei hanno il compito di svolgere funzioni di servizio, grazie al coinvolgimento dei tecnici delle imprese oltre che dei docenti strutturati. La sede opportuna per questo lavoro è il biennio ITS (Istituto Tecnico Superiore), nel quale dirigenti di impresa e docenti lavorano fianco a fianco in laboratori attrezzati. Sono solo esempi, che danno l’idea di quali attività sia necessario programmare in quel tipo di organizzazione specifica che chiamiamo distretto conciario. Oggi che le imprese e le associazioni hanno deciso di investire assieme in un unico consorzio, questo è possibile e nei prossimi anni i risultati saranno presto visibili a tutti e ripagheranno dei sacrifici e della fatica iniziale. Gli investimenti di cui stiamo parlando danno ritorni nell’arco di 5-10 anni. Ma è così che si fa industria e che si compete con i concorrenti degli altri paesi.

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