Inspiration for a greener tanning industry from the Arzignano tanning district.

Opere pubbliche e social learning

Written by

13 Nov 2019. Ne parliamo con l‘economista Antonio Massarutto.

Antonio Massarutto, professore associato di Economia Applicata all’Universita’ di Udine, nel corso degli anni, ha affrontato in molte occasioni il tema di opere pubbliche e consultazioni popolari. Ha realizzato una analisi comparata di dove le cose hanno funzionato meglio o peggio, ricavandone preziose indicazioni.

Da economista, raccomanda di riportare le questioni ai numeri “Anche se l’esperto neutrale è una utopia – sostiene – è ciononostante importante, nella discussione sull’opportunità di procedere con grandi opere pubbliche, attenersi ai numeri”. Il rischio che paventa è di cadere nella discussione dove una opinione vale tanto quanto un’altra, contrapposta.

Massarutto, si è trovato più volte ad affrontare ed analizzare le dinamiche dove grandi opere pubbliche sono state bloccate dall’effetto NIMBY, acronimo di Not In My BackYard, letteralmente Non nel mio giardino. “In Italia – sostiene – ciò accade con particolare frequenza per il maggiore tasso di ideologizzazione delle questioni, per l’uso simbolico di conflitti territoriali come occasione per far venire a galla altri generi di conflitti, il tutto sposato con una organizzazione del processo decisionale che sembra fatta apposta per seminare di ostacoli la strada di chi vuole realizzare qualche tipo di impianto e opera”.

“Anche mettere un normale impianto di cernita della plastica e della differenziata diventa un problema, ma perché – spiega Massarutto – esiste già conflitto sul territorio. E una cronica incapacità di gestire il processo decisionale da parte della pubblica amministrazione”. Parla di uffici con competenze che si incrociano, di problemi legati ai cambiamenti delle maggioranze politiche… . “Anche se nel caso italiano – precisa – meglio parlare di effetto NIMTO, Not in my term of office, che tradotto significa non durante il mio mandato politico, per la ben più drammatica incapacità della classe politica di prendere decisioni, cercando di rimandare al successivo mandato. In Italia, dove c’è stata la volontà politica, le grandi opere sono state fatte”.

La prima raccomandazione che fornisce, è capire il tipo di contesto in cui si sta operando e cercare di identificare se si tratta di una opposizione di bandiera, ideologica o motivata da fattori concreti, plausibili e condivisibili. Ad esempio, una discarica deprezza i valori immobiliari, può creare odori, camion, traffico ed è assolutamente legittimo che la gente si preoccupi. Quando c’è questo tipo di preoccupazione se ne può venire a capo, sostiene l’economista.

L’opposizione di bandiera è invece più difficile da contrastare.

Quindi, un passo strategico e’ cercare di dividere il campo “nemico” dei contrari. Perché “spesso si tratta di contrari per partito preso, perché di fatto si servono della faccenda per regolare altri conti e altre partite, o anche per affermare uno status della comunità che magari è stata sempre tenuta in disparte e bistrattata”, spiega. Riporta come caso tipico la Val di Susa, dove la comunità si è prima svuotata verso la Torino industriale e poi è tornata a far valere la sua voce quando la Torino industriale si è presentata alle sue porte per la costruzione della TAV.

“Da analizzare, se invece si tratta di una opposizione in un contesto in cui esiste un certo livello di coesione sociale, legato al contesto industriale, come – sottolinea – mi pare possa essere il caso del distretto di Arzignano dove industria, lavoro e comunità sono integrati”.  “Anche se questo può cambiare nel tempo – ammette – e magari i costi sociali possono non essere più accettabili”.

Quello che bisogna davvero evitare – spiega Massarutto – e’ che le due opposizioni, di bandiera e motivata da fattori reali, si saldino, perché quando il muro è sufficientemente spesso, si trova sempre il funzionario o il politico disponibile a portarne avanti le istanze e bloccare definitivamente i progetti”.

“Divide et Impera” quindi, ma strategico anche il social learning. Massarutto spiega: “Il proponente del progetto deve essere disponibile a mettere in gioco tutta l’informazione,  senza tacere gli eventuali impatti, ed essere davvero pronto a concedere, senza nascondersi dietro all’autorità del decisore pubblico, senza paventare ricatti occupazionali o simili”.

Nel caso del distretto produttivo di Arzignano e Chiampo, la domanda fondamentale, potrebbe essere: c’è una coscientizzazione della popolazione sull’esistenza del problema degli spazi di conferimento dei rifiuti industriali? Dove il problema è di fatto il collasso del sistema produttivo entro 5 anni (come indicato dal sindaco di Chiampo che è anche responsabile dell’ambiente per la provincia di Vicenza, sul nostro portale).  Se ci fosse questa coscientizzazione, un processo di social learning potrebbe portare a far comprendere rischi e opportunità della creazione di un impianto sul territorio, sviluppando un sufficiente grado di condivisione sociale su una eventuale opera.

Article Categories:
News
Shares