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Luca Fumagalli “La pelle c’è sempre stata e sempre ci sarà”

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20 Marzo 2020. Intervista con Luca Fumagalli, La Conceria.

GL Considerando le costanti minacce che provengono dall’uso di materiali alternativi, i malintesi sulla loro “naturalità’”, le tematiche legate al benessere degli animali e le preoccupazioni ambientaliste che la pelle sta affrontando, quali sono secondo lei le prospettive di questo settore per i prossimi 10 anni?

Luca Fumagalli. La domanda apre orizzonti molto ampi. Indubbiamente, per la pelle le ultime stagioni sono state complesse, ma ritengo inverosimile che si arriverà a un punto di totale sostituzione con altri materiali. La pelle, c’è sempre stata e sempre ci sarà. Primo, perché è un materiale di recupero e, in quanto tale, la sua disponibilità sarà sempre legata al consumo globale di carne. Finché si mangerà carne, ci sarà l’esigenza strutturale di recuperarne un suo rifiuto, la pelle, per evitare che la sua dismissione generi un consistente impatto ambientale. Detto questo, la pelle sconterà, probabilmente, una più frequente ciclicità congiunturale. Le sarà richiesta una sempre maggiore “qualità a 360 gradi” insieme a una differente e più flessibile gestione dei volumi, ma avrà sempre il suo spazio di mercato. Proprio per queste ragioni, la pelle prodotta dalla conceria italiana consoliderà la sua leadership, in particolare in riferimento alla fascia alta e premium della clientela.

GL Come prevede che l’industria della pelle globale evolverà nel prossimo futuro? 

LF. Potremmo dire che il futuro è già iniziato, in questo senso. Con un trend crescente di “controllo della filiera” da parte dei grandi player: multinazionali e griffe che acquisiscono concerie, fondi di private equity che entrano con quote di maggioranza nei capitali dei grandi gruppi conciari. Alcuni di questi ultimi che consolidano la propria posizione acquisendo competitori o terzisti. Etc etc. Si tratta di un trend trasversale a livello dimensionale e geografico. E permette di “mettere in sicurezza” aziende, spesso di piccole dimensioni e di grandissima tradizione, che altrimenti faticherebbero a restare competitive. Lungo questo panorama, va tenuto conto, comunque, che una certa quota di selezione non potrà non concretizzarsi. Sotto il profilo geografico, la conceria italiana evolverà, grazie ai suoi continuo ugrading, la propria identità di baricentro per la filiera del lusso e dell’alto di gamma.

GL Come viene considerata la pelle nella sua cultura?

LF. La pelle è indubbiamente considerata come un materiale identitario, di valore, naturale, emozionante. Ma, purtroppo, la pelle è anche oggetto di una sensibile ignoranza in relazione alla sua natura di materiale circolare in quanto rifiuto (recuperato e valorizzato) dell’industria alimentare. Questa ignoranza finisce, nell’opinione di massa, per essere facilmente “manipolata” da chi promuove materiali alternativi attaccando (in modo fuorviante) la pelle. Questa ignoranza va affrontata ed erosa, in modo molto razionale, persuasivo, capillare.

GL Come rappresentante dei media, come consiglierebbe alle concerie di comunicare pensando ad una audience non specializzata? Quali potrebbero essere i messaggi chiave per stabilire e mantenere un’attitudine favorevole del pubblico nei confronti della pelle?

LF. Le concerie devono comunicare l’identità del loro lavoro e del loro prodotto, come detto, in modo persuasivo e diffuso. Emozionale, ma anche correttamente informativo. E devono farlo a più livelli. In particolare, come forse mai in passato, devono prendere come target i consumatori finali. In questo senso, la campagna Real Leather is Real Sustainability, lanciata da UNIC – Concerie Italiane, colpisce nel segno con i suoi messaggi, i suoi visual e le domande che pone per far riflettere i consumatori su alcune “verità” che per gli addetti ai lavori (non tutti, purtroppo) sono scontate. Invece, per l’opinione pubblica, pericolosamente non sono così ovvie. Serve, dunque, una capillare opera di promozione culturale della pelle e dell’industria che, prima, la recupera, e, poi, la trasforma in un materiale ad altissimo valore aggiunto.

 

Luca Fumagalli e’ un giornalista professionista che ha iniziato nel 1989 come corrispondente sportivo e di cronaca per alcuni quotidiani italiani. Dal 1999 lavora per La Conceria, testata di riferimento delle filiera pelle e lusso, prima come redattore e, dal 2016, come direttore responsabile. Luca e’ un grande appassionato di musica e fotografia. Ha pubblicato alcuni libri per bambini e il libro Donatori Di Musica (editore Curci).  

 

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