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COTANCE, la via del dialogo con la CEO della Helsinki Fashion Week

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Dopo aver bandito la pelle dall’edizione 2019 della rassegna finlandese, la CEO Evelyn Mora partecipa al consiglio di COTANCE. Ecco come è andata.

E’ come incriminare il becchino della morte del defunto che sta interrando al campo santo. La metafora, per quanto macabra, rende l’idea di ciò che COTANCE ha risposto a Evelyn Mora, CEO della Helsinki Fashion Week, a seguito della sua critica al settore conciario per i casi mediatizzati di maltrattamenti degli animali da macello. Questa é la ragione invocata da Mora per giustificare la sua decisione di bandire la pelle dall’edizione del 2019. L’iniziativa, ha spiegato Evelyn Mora alla stampa, è stata dettata dal tentativo di prendere una posizione attiva contro la crudeltà verso gli animali e gli impatti ambientali dannosi che l’uso della pelle animale porta con sé . COTANCE, la confederazione europea del settore pelle, sentita da greenLIFE sull’argomento, per voce del suo segretario generale Gustavo Gonzalez-Quijano, ha ribadito che l’industria della pelle è una filiera che riutilizza sottoprodotti, residui se non scarti, di quella della carne. Non lo facesse, questi residui andrebbero ad accumularsi in discariche con gravi danni per l’ambiente e per la salute. Un concetto ben espresso anche da John Graebin, Senior Director of materials del gruppo Deckers Brands, quando, parlando al NW Material Show 2018,  ha provocatoriamente affermato che se l’industria conciaria non ci fosse e se oggi un imprenditore dichiarasse al mondo intero di essere in grado di recuperare gli scarti dell’industria della carne per farne un materiale pregiato, sarebbe guardato come un eroe. Ma l’industria c’è ed in molti casi, come in genere quando si parla di operatori europei, ha raggiunto standard di sostenibilità ambientale impensabili fino a qualche decennio addietro.

COTANCE ha così invitato Evelyn Mora al suo consiglio autunnale, tenutosi a Napoli lo scorso ottobre 2018. Invito accolto e apprezzato, che ha dato occasione alle parti di chiarire le proprie posizioni. Da parte di Mora c’è stata la possibilità di spiegare il perché della drastica misura attuata contro la pelle, dettata dall’opinione diffusa, soprattutto nelle nuove generazioni ( ndr. Evelyn Mora ha 26 anni)  che l’industria sia la causa di sofferenze animali. Dall’altra, c’è stata l’opportunità di raccontare e mostrare la realtà del processo di concia oggi, anche concretamente, con la visita alla conceria Russo di Casandrino.

Un punto è stato particolarmente ribadito nel consiglio a Mora: la responsabilità nei confronti di come gli animali vengono trattati negli allevamenti e nei macelli è in capo all’industria della carne e non a quella della pelle. Di fatto l’industria conciaria ha nei macelli dei fornitori, per i quali il business è la carne e ai quali può, solo faticosamente e difficilmente, imporre standard a causa di un forte squilibrio di dimensioni aziendali e potere contrattuale del settore.

Il risultato dell’incontro è stato indubbiamente positivo – dichiara il segretario generale di COTANCE – nel senso che Evelyn Mora ha apprezzato l’atteggiamento dialogante e la trasparenza del settore conciario, e seppure la decisione di bandire la pelle dal suo fashion summit non verrà ritirata, vi sarà da parte della CEO della Helsinki Fashion Week un’attenzione a 360 gradi sulla sostenibilità dei materiali alternativi alla pelle e un esame minuzioso sull’etica e la responsabilità ambientale e sociale dei settori presenti”. “E chissà – auspica Gonzalez-Quijano – che per il 2020 la pelle tornerà e verrà bandita la plastica”.

Ma l’incontro è stato strategico per aver rinforzato nel consiglio della confederazione, la consapevolezza che il problema di fondo di questa percezione distorta nei confronti dell’industria, soprattutto nei giovanissimi, è stata la scarsa comunicazione istituzionale e degli operatori del settore. Non essendoci una comunicazione promozionale all’altezza dei tempi moderni, messaggi distorti sono passati facilmente attraverso i media, le reti sociali e hanno creato una percezione errata. “Comprensibile – sottolinea il segretario – i nostri operatori sono soprattutto aziende B2B che non hanno nel DNA la comunicazione al consumatore, al grande pubblico. Ma non è mai troppo tardi se c’è la buona volontà”.  Ancora una volta quindi, la comunicazione è strategica; questa volta non solo per la reputazione dell’industria, ma anche per garantirsi il proprio futuro.

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