Inspiration for a greener tanning industry from the Arzignano tanning district.

Un futuro più sostenibile per la pelle? Ecco le linee di ricerca sulle quali si sta lavorando

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Quali gli indirizzi da dare alla ricerca oggi, per una maggiore sostenibilità del settore domani? Ci aiutano ad identificarli Roberto Mariano Mecenero di Conceria Dani e Giancarlo Lovato di Corichem.

“Cominciamo dal sale – spiega Mecenero – usato in grandi quantità per la conservazione delle pelli. Tale  prodotto  non  viene però trattato  in fase di depurazione con le attuali tecnologie. Bisogna ridimensionarne il consumo, ad esempio privilegiando pelli che arrivano fresche direttamente dal macello, in camion frigoriferi, senza subire il processo di salatura”. Altro tema delicato sono i solfuri, responsabili del cattivo odore tipico delle zone in cui si opera la prima fase di lavorazione delle pelli: la depilazione . “Con il progetto greenLIFE abbiamo portato su scala industriale il  calcinaio ossidativo nel quale la depilazione si ottiene con soda e acqua ossigenata, in un processo che è pertanto esente da solfuri. Questo processo alternativo permette  il recupero di materiale organico rilasciato dalla pelle nella fase di calcinaio, che è sostanzialmente costituito da materiale proteico. Una sua utilizzazione nel settore agroalimentare è già stata studiata e validata  grazie al lavoro fatto in  collaborazione con Ilsa, che è stato nostro partner importante nel progetto greenLIFE, con prove positive sia in vitro che in campo”.  Non è però il solo ambito in cui questo sottoprodotto sia spendibile , in quanto il materiale proteico si presta ad un vasto ambito di interesse di utilizzo. “Una segregazione delle acque contenenti cromo e l’ ottenimento di acque reflue esenti da questo metallo, permetterebbe di avere fanghi da depurazione che potrebbero avere una destinazione diversa da quella attuale, la discarica. Ci sono diversi lavori sia in letteratura che operativi , anche recenti e non lontani da noi, che hanno aperto interessanti fronti di utilizzo per fanghi provenienti da depuratori che fino a qualche decennio fa erano impensabili”. “Sempre più piede stanno prendendo all’ interno delle attuali produzioni conciarie le macchine a rullo per la rifinizione delle pelli e, con le ultime innovazioni tecniche, l’utilizzo  di nuove linee produttive di questo tipo,  che adagiano i formulati di rifinizione sulle pelli invece di applicarle con le  classiche pistole a pressione ”. Questo permette una riduzione di prodotti chimici applicati ma soprattutto una riduzione di prodotti inutilizzati di rimbalzo che devono poi essere trattati con gli idonei abbattitori . “Ritengo poi indispensabile  – sottolinea il tecnico –  che il distretto investa nella creazione di una piccola conceria pilota, dove avere tecnici esperti e ricercatori motivati a percorrere strade sempre più innovative e lungimiranti che prevedano una produzione di pelli eccellenti, ma anche compatibili con il rispetto ambientale ed il recupero e la valorizzazione dei materiali di scarto”. “La pelle è il più grande esempio di come un materiale di scarto dell’ industria alimentare viene, nelle nostre concerie , valorizzato in maniera straordinaria fino a diventare quel  prodotto  di eccellenza che poi diventa il supporto su cui si basano i manufatti  dell’alta moda e del lusso”. “Credo si possa fare un analogo percorso su molti, o forse tutti , i sottoprodotti che si generano nel processo conciario ( grasso animale , proteine , pelo , carniccio , rasatura , rifili , ecc… )”. “Constatando nella frammentazione d’impresa un limite alla ricerca – conclude Mecenero – credo che la nascita di questa piccola conceria pilota, supportata da collaborazioni con università ed enti di ricerca, possa diventare il motore che porti il distretto conciario vicentino a percorrere strade nuove ed affascinanti”.

Su quest’ultimo aspetto, Giancarlo Lovato, R&D Manager di Corichem ritiene invece che si possa fare buona ricerca anche partendo da realtà private di dimensioni medio piccole. “ Il fatto è che il distretto è forte perché esistono molte piccole imprese, altamente specializzate in una singola fase del processo di concia: calcinaio, colore, riconcia.., le grandi imprese potrebbero non trovare una convenienza economica in innovazioni significative esclusivamente per singole fasi di processo”. Se poi sia meglio fare ricerca con università o centri privati, Lovato riconosce alla prima una competenza spesso estremamente elevata, introvabile sia in aziende che in centri privati, ma il limite della lentezza rispetto ai tempi serrati dell’imprenditore che corre per rimanere competitivo su un mercato aggressivo. “L’acceso focus sullo sviluppo di innovazioni, comporterà forti cambiamenti anche a livello di organizzazioni – sostiene Lovato –  che dovranno sempre di più trattenere i loro talenti e fonderanno il loro successo, o addirittura la loro esistenza, sulle persone che hanno una conoscenza tecnica specialistica”.  “La differenza nella competitività la fanno, e la faranno sempre di più, le persone e le loro conoscenze” – riconosce Lovato.

Il futuro della ricerca per Giancarlo Lovato? Innanzitutto i biopolimeri, di derivazione rinnovabile, più che lo sviluppo di nuove molecole, aspetto quest’ultimo diventato molto complesso con il Reach. La loro applicazione in ambito conciario dovrà essere accompagnata da una analisi LCA per definirne non solo le caratteristiche tecniche, ma anche l’impatto ambientale.

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