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Inspiration for a greener tanning industry from the Arzignano tanning district.

Trasformare gli stakeholders in ultras: ecco la vera sfida per la reputazione dell’industria

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Sono due le sfide di comunicazione strategiche per il settore pelle, sulle quali vi è ancora molto da lavorare. La prima è migliorare la reputazione di un’industria accusata di penalizzare fortemente l’ambiente. Lo si può fare comunicando agli stakeholders coerentemente con il miglioramento tecnologico che le aziende stanno apportando per migliorare la sostenibilità.

La seconda sfida è far percepire ad un’audience ampia ed articolata, il settore per quello che realmente è, cioè un’industria che riutilizza e nobilita sottoprodotti della filiera del food, creando un prodotto che spesso è di lusso.

Come fare? Uscendo, coraggiosamente, da parte degli operatori del settore, un po’ più allo scoperto. Raccontandosi con trasparenza. Gli strumenti per comunicare ci sono. Dai report di sostenibilità a quelli integrati, ma anche semplicemente grazie ad un approccio più improntato al racconto dell’esperienza d’impresa, allo storytelling, assieme ad un uso intelligente e sensibile di tutti i canali di comunicazione che oggi le aziende hanno a disposizione, in quantità. Molte lo stanno già facendo, ci si rivolge meno alla pubblicità, nel senso di advertising, e più a strumenti di dialogo, per privilegiare il rapporto diretto.

In tempi di cambiamento come gli attuali, è infatti molto importante non concentrarsi solo sulle public affairs, quindi sui rapporti con il governo e i suoi rappresentanti, ma allargare l’audience e far sentire la propria voce a tutti gli stakeholders che potranno amplificare il nostro messaggio, costruendo relazioni con le comunità e i gruppi che sono interessati alla nostra impresa, ai suoi progetti, prodotti, campagne e servizi. Quando si dialoga bene con gli stakeholders, questi possono divenire forti sostenitori delle nostre cause. E questa è la chiave per proteggere la reputazione delle organizzazioni e, a cascata, del distretto.

Ecco allora alcuni suggerimenti per trasformare i propri stakeholders in veri ultras.

Identificare i propri stakeholders. Non è un esercizio da copia incolla delle mappature presenti in abbondanza sul web, ma una vera e propria analisi per identificare, e capire, gli individui, la loro opinione sulla nostra organizzazione, sui suoi progetti e campagne. Bisogna poi valutare attentamente il loro livello d’interesse e il loro grado d’influenza.

Parlarci. Sembra ovvio ma non lo è. Spesso le organizzazione preferiscono non dialogare con chi sentono avverso, perché timorosi delle visioni divergenti o perché non vogliono avere a che fare con chi ha la reputazione del piantagrane.  Niente di più sbagliato. Tutti i gruppi d’interesse hanno il diritto di essere ascoltati, ed in più, la familiarità dettata dall’instaurarsi di un dialogo, potrebbe ad un certo punto trasformarli in amici se non addirittura in alleati.

Coinvolgere presto e spesso. Un buon progetto può trasformarsi in un ottimo progetto quando le idee iniziali sono condivise da subito con gli stakeholders di fiducia e se si considera le loro competenze e opinioni fin dall’inizio. Richiede fatica, certo, ma del resto, non si può pensare di ottenere supporto se non ci si impegna.

Ottenere il sostegno. Avere il supporto dei propri stakeholder è il beneficio fondamentale di lavorare in questo modo. Riuscire ad ottenere l’advocacy di clienti e portatori d’interesse, cioè il loro sostegno, fino anche alla difesa della nostra organizzazione, è l’aspetto chiave per far prosperare la nostra azienda.

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