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Dati come battiti

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I dati originano le pulsazioni di un organismo antropomorfo, il sistema azienda diventa organico e vivente, prospera o langue in funzione di come i suoi componenti comunicano, si relazionano e condividono dati e informazioni. Le chiama aziende Data Driven, Enrico Aramini che con la sua  HTC produce HyperMES, un sistema di integrazione di fabbrica per insegnare a far comunicare i vari reparti, raccoglierne i dati, usarli efficacemente ed evolvere verso un modello di organizzazione del futuro, dove i processi sono integralmente governati dai dati.

Aramini vede due grandi problemi in questa possibile evoluzione. “Il primo è la forte gelosia a condividere informazioni di produzione che porta sovente le imprese ad avere uno scollamento tra parte produttiva ed uffici, con conseguenti problemi di controllo e di costi”. “Il secondo problema – rileva – riguarda la capacità di dialogo tra i reparti IT e Operations, rappresentanti di culture e  background professionali, per loro natura, molto lontani”. “ Ma c’è la necessità di fondere i due ambienti – sostiene Aramini – affinché il mondo delle tecnologie, del cloud, dell’automazione, dei big data, vada ad alimentare la produzione che deve invece fare i conti con la realtà fisica”.

Dalla produzione, alla vendita, al management, tutti i vari reparti imparano gli uni dagli altri. Appare sulla scena l’impresa del futuro, quasi un novello  Leviatano alla Hobbes, il filosofo inglese che è considerato alle origini dell’empirismo – possiamo conoscere solo ciò di cui abbiamo esperienza.  Ed è proprio con una formazione basata sull’esperienza, lontana dalla teoria e dalle presentazioni in PowerPoint, che si vince la grande sfida nelle moderne organizzazioni, cioè la condivisione dell’informazione. “Con la formazione esperienziale – sottolinea Aramini – le vendite capiscono perché ad esempio i budget devono essere plausibili e quanto più vicini alla realtà, l’IT capisce le istanze delle Operations e i caporeparto imparano a condividere le preziose informazioni di produzione”.

Una maggiore conoscenza reciproca delle peculiarità di ogni reparto, porterà ad una maggiore comprensione e rispetto, e forse anche ad un miglior grado di benessere sul posto di lavoro.

“Abbiamo il vantaggio di essere in Europa e la grandezza culturale, di conoscenze che questo comporta – spiega Aramini – deve consentirci di non limitarci al modello delle check list, asettico e limitante e approfittare della conoscenza diffusa che nelle nostre fabbriche è un patrimonio unico”.

 

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